Congresso: salpa la nave verso l'approdo del PD. Chi farà la rotta?
Ci siamo confrontati, abbiamo deciso, abbiamo scelto. La strada che si apre di fronte a noi è quella che che ci fa lasciare i Democratici di Sinistra alle spalle e ci conduce cerso il progetto del nascente Partito Democratico.
Personalmente sto trascorrendo notti insonni da diverso tempo, ma in particolare da sabato scorso. Continuo a interrogarmi sul futuro dell'azione politica che ci ha visto protagonisti di battaglie su valori e principi non sempre condivisi da tutti (quali il concetto di laicità dello Stato, questioni di bioetica, diritti civili, difesa dei lavoratori, sostegno alle classi meno agiate,...) e provo un forte sentimento di smarrimento nel vedere tanta convinzione nella bontà di questo progetto da parte della classe dirigente ma anche dalla base, così importante e determinante nel mio modo di intendere la politica. Smarrimento che nasce dalla difficoltà di capire come donne e uomini con idee e aspirazioni (sopratutto aspirazioni) così diverse dalle mie, tanto da militare in un'organizzazione politica che professa linee e principi per lo più distanti anni luce dalla mia, possa da domani lavorare insieme a me e io insieme a loro in un ottica del compromesso costante, tale da consentire di definirci la stessa cosa.
Da oggi parte la fase costituente, entro la quale si definiranno le linee guida della politica di domani. La paura più grande per uno che, come il sottoscritto (nonostante la giovane età) ha dedicato letteralmente gli ultimi dieci anni della sua vita nella persecuzione del bene ultimo della società (appartengo a quella schiera di comunisti, e non me ne vergogno a differenza di altri, che della Politica danno la definizione di "..interessarsi della cosa pubblica") e che ora si senta in difficoltà nel confronto con un altro individuo che in un certo senso "abiura" la mia storia politica, le mie radici culturali, il bagaglio di valori che porto con me.
La domanda che mi pongo costantemente in questi giorni è: riuscirò, io che mi sono sempre definito comunista, a sopportare di dover portare avanti battaglie promosse da uomini politici con cui, fino a ieri discutevo anche sulle piccole cose e ancora riuscirò mai a prendere per buona la linea politica impartita da una donna o un uomo dichiaratamente democristiano, con tuttoi quello che significa per me?
"Io non voglio morire democristiano". Ho condiviso questo concetto e l'ho sentito ripetere fino alla nausea in questi ultimi tempi, così come posso imaginare che dall'altra parte, dagli amici della Margherita, la frase tormentone sia "io non voglio morire socialista". Lo capisco. Ma allora cosa facciamo?
Il mio segretario dice che l'unico posto che raccolga le espressioni riformiste in Europa è la casa del socialismo; il segretario del mio amico della Margherita dice "non entreremo mai nel PSE ma lavoreremo al loro fianco"....qui qualcuno mente sapendo di mentire! Spero solo che l'ipocrisia non sia la nostra.
Ho avuto modo di sentire lo splendido intervento del Presidente dell'Internazionale Socialista al Congresso di Firenze..ha detto di sentirsi a casa in mezzo a noi. Questo per me è motivo di profondo orgoglio e vanto poiché, pur cosciente che non si tratta dell'Internazionale dei Partiti Comunisti del Mondo, sento di indossare un abito che non mi sta stretto. Arriverà il momento in cui dovremo decidere se essere o meno dentro l'Internazionale, non oso pensare alla scelta degli odierni amici della margherita in proposito.
Il Partito Democratico...si, ma in fondo perché? Si dice che dobbiamo convogliare le nostre esperienze in un progetto di ampio resiro, con l'apertura alla società civile. Ci piace così tanto questo termine..."Società Civile": personalmente ho sempre ritenuto esistessero di tipologie di società civile, la prima è quella che non si riconosce in uno piuttosto che in un altro partito e sceglie di contribuire al miglioramento della società con i mezzi che hanno ritenuto più opportuni (penso all'eperienza dell'associazionismo e della cooperazione che hanno prodotto risultati grandiosi e concreti quali ad esempio EMERGENCY o i diversi comitati per le libertà civili). La seconda tipologia è rappresentata da quelli che sono sempre stati troppo impegnati a curare le vicissitudini della propria vita e sono restii a rinunciare a quella tendenza, tutta nostrana, che è "l'arbitrariato esterno" che permette di giudicare la politica e i mutamenti sociali che investono il Paese con la stessa faciloneria con cui discutono le decisioni tecniche di questo o quell'allenatore nell'ultima partita di calcio disputata.
Ci stanno lentamente e giustamente abituando all'idea che dovranno cambiare i meccanismi e i luoghi della partecipazione di massa, alcuni hanno azzardato: meno sezioni più gazebo. Pur condividendo il pensiero del compagno Majakoskij, mi sento di ringraziare chi a Firenze, ha fatto notare che probabilmente senza le sezioni e senza il lavoro delle nostre compagne e dei nostri compagni nel gestire gli ultimi eventi di partecipazioni di massa, non ci sarebbero stati ne i gazebo ne le Primarie ne i referendum.
Penso a tutte queste cose ultimamente, e un pensiero mi tormenta: il mio modo di concepire, di vivere e di fare politica sta per essere demolito da un caterpillar in una corsa inarrestabile. E' chiaro, cristallino, irreversibile. E una domanda si insinua nella mia mente ottenebrando tutto il resto, la stessa di tanti altri in questi giorni difficili: questa sofferenza vale il rischio o per meglio dire, il gioco vale la candela?
La risposta per quanto mi riguarda è semplice: sono un uomo di sinistra, sono comunista, per me è impensabile lasciare la nave che affonda nel mare di questo neocentrismo dilagante che ci ha indubbiamente travolti.
Allora ben venga il Partito Democratico, o Riformista, o con qualsivoglia nome. Noi continueremo a essere la sinistra, perché nessuno come noi ha la tenacia e la forza necessaria per continuare a lottare per un mondo migliore, senza per questo rinunciare al migliore dei mondi possibili, quello in cui giustizia sociale, equità, libertà civili, lotta alle discriminazioni siano i nostri obiettivi e su questi si concentri la nostra vita politica.
Alle compagne e ai compagni che, come il compagno Mussi hanno scelto un altra strada mando un abraccio e un ringraziamento sincero per tutto ciò che abbiamo condiviso in questi anni, per avermi dato tanto, a loro io dico che lotterò e come me sono sicuro tanti altri, per far si che guardando al nuovo partito che si sta costituendo, vedano una casa dove non si sentano più ospiti ma di nuovo padroni di casa.

1 commento:
Non pochi dubbi ci accompagnano, abbiamo già detto molte cose in merito. Alcuni interventi ho potuto seguirli su internet non tutti, quel largo respiro a cui ti riferivi mi da una certa garanzia, come mi da un ottima sensazione il fatto che molti di noi proseguano ad impegnarsi con l'obiettivo di raggiungere o meglio percorrere la strada verso una società più equa e solidale. Il soggetto che si staglia al nostro orizzonte è costituito da persone consapevoli, ma non ossessionate dal passato, ritengo il tutto degno di nota ed impegno, preferisco andare avanti con tutti coloro che nutrono dubbi, piuttosto che certezze. Sei coraggioso e giovane non è da poco quello che ci sta capitando.
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